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Le previsioni degli operatori sono positive

Data pubblicazione: 21 gennaio 2026

Autore:

Wealthype.ai per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Le previsioni degli operatori sono positive
  1. Gli operatori dei mercati sono ottimisti sulle prospettive per il primo semestre 2026.
  2. Restano alcune incognite, tra cui quella riguardante l’indipendenza della Fed dalla politica.
  3. Per investire nel 2026, resta imprescindibile una diversificazione ragionata e consapevole.


CINQUE ANNI DI RIALZI PER I MERCATI AZIONARI MONDIALI

Non solo USA, ma anche Europa ed Emergenti

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Fonte: elaborazione Wealthype su dati MSCI


Non ce lo possiamo nascondere: l’inizio del decennio non è stato dei più esaltanti. Esattamente sei anni fa, ci accingevamo ad attraversare un territorio per molti inesplorato: una pandemia che non si vedeva dai tempi della famigerata Spagnola. Neanche il tempo di rifiatare, ed ecco la fiammata inflazionistica. Con conseguenti rialzi dei tassi d’interesse.L’operazione russa in Ucraina, poi, ha aperto una nuova fase di tensioni geopolitiche, riportando l’ansia bellica in Europa dopo circa ottant’anni.


Eppure, l’azionario USA ha più che raddoppiato il suo valore, e anche Europa ed Emergenti hanno fatto la loro figura. La domanda è: possiamo andare avanti così? Non è da escludere, dicono gli esperti.


Indici azionari nel 2026: cosa si aspettano gli operatori?


Assiom Forex è l’associazione che, in Italia, raduna gli operatori di mercato, ovvero, i professionisti e le istituzioni che operano sui mercati finanziari, inclusi trader, analisti, gestori di fondi e banche. Mensilmente, l’associazione realizza un sondaggio in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, che poi ne riporta i risultati. Avendo tutto l’anno davanti, è interessare andare a spulciare gli esiti dell’ultimo, quello di dicembre, chiusosi il 6 gennaio 2026 (1).


Ebbene, come riferisce l’agenzia di stampa Radiocor, gli operatori dei mercati finanziari “mostrano una buona dose di ottimismo sull’andamento delle Borse nel primo semestre di questo nuovo anno” (2).


In particolare:


  1. il 55% (rispetto al 25% di novembre) si aspetta un rialzo tra il +3% e il +10% fra gennaio e giugno;
  2. il 3% (dall’1% del mese precedente) si aspetta addirittura forti rialzi (superiori al +10%);
  3. solo il 13% (rispetto al 29% del sondaggio precedente) vede un calo;
  4. il 29% (dal 45% della rilevazione precedente) indica mercati fermi.


Insomma, come dicono quelli che se ne intendono: malgrado tutto, il sentiment migliora, e le attese sono costruttive. Perché abbiamo scritto “malgrado tutto”? Perché, naturalmente, i punti di domanda e i molti scenari aperti non si sono magicamente risolti il 31 dicembre 2025. Uno di questi è stato oggetto del sondaggio, e riguarda la Federal Reserve.


Il 2026 della Federal Reserve, tra tagli e una nuova presidenza


Il sondaggio cui ci riferiamo si è chiuso, come accennato, il 6 gennaio. Prima, quindi, di un’irrituale dichiarazione video dell’attuale presidente Fed Jerome Powell. Powell ha scelto questo mezzo per far sapere che venerdì 9 gennaio il Dipartimento di Giustizia USA ha notificato un mandato di comparizione davanti al gran giurì (minacciando un’incriminazione penale) in relazione alla testimonianza, resa dallo stesso Powell davanti alla Commissione bancaria del Senato a giugno, riguardante in parte un progetto di ristrutturazione degli edifici storici della Federal Reserve.


“Ho profondo rispetto per lo Stato di diritto e per la responsabilità nella nostra democrazia”, ha detto Powell, “ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle pressioni continue da parte dell’amministrazione” (3). Da mesi, infatti, il 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump tenta di spingere la Fed a decisioni più espansive in ambito monetario: vorrebbe, insomma, tassi più bassi.


Il mandato di Powell scade a maggio, e resta da scoprire chi gli subentrerà (forse lo sapremo entro la prossima riunione del FOMC, in calendario il 27 e 28 gennaio).


CHI NOMINERA' TRUMP COME PRESIDENTE DELLA FED?

I nomi più probabili, al momento, sono quelli dei due Kevin: Warsh e Hassett

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Fonte: Polymarket, al 13 gennaio 2026


Chiunque sarà il nuovo presidente, certo è che gli toccherà gestire lo scetticismo dei mercati in merito alla possibilità che la politica monetaria subisca d’ora in poi i condizionamenti sempre più marcati dell’amministrazione Trump. Finora, tuttavia, gli stessi mercati sembrano aver abbastanza serenamente digerito gli attacchi di Trump a Powell, forse ritenendo che, al dunque, la Fed resterà indipendente e farà quel che serve per tenere l’inflazione sotto controllo.


Per ora si confermano le attese sulle prossime mosse di politica monetaria della Federal Reserve, che nel sondaggio chiusosi il 6 gennaio la maggioranza degli operatori di Assiom Forex (70%) dice di condividere: due tagli, da 25 punti base ciascuno, nel corso del 2026 (4).

Attenzione a dollaro USA più debole e spread BTp-Bund in calo


Non è escluso che l’escalation produca nel tempo una maggior volatilità: fatto è che, dopo le ultimissime dalla Fed, i movimenti di azioni, obbligazioni e dollaro USA sono stati tutto sommato modesti. Per i mercati finanziari, al momento sembrano continuare a contare di più il boom dell’Intelligenza Artificiale, la spesa dei consumatori e l’andamento degli utili aziendali.


Il denaro, però, non solo non dorme mai, ma non si ferma: ci sta che gli investitori vadano alla ricerca di alternative rispetto all’area e agli asset USA. Una tendenza che, in parte, s’è già cominciata a vedere nel 2025 (5). In ambito Assiom Forex, è salita la percentuale di chi si aspetta un apprezzamento dell’euro sul dollaro (al 36% dal 29% di novembre). In linea con le previsioni di fine 2025 di alcune delle maggiori banche mondiali.


I MAGGIORI ISTITUTI PREVEDONO UN INDEBOLIMENTO DEL DOLLARO USA

Andamento previsto rispetto alla valuta statunitense entro la fine del 2026

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Fonte: Bloomberg


Tornando al sondaggio Assiom Forex di dicembre, restano positive le aspettative sull’andamento dello spread fra BTp e Bund nella prima parte del nuovo anno: il 90% prevede una differenza di rendimento tra i 50 e i 100 punti base (6).


Una buona notizia per il nostro Paese, che però non esonera dal rispetto di una regola fondamentale: diversificare in modo ponderato e consapevole tra asset, valute e aree geografiche, senza trascurare le opportunità nell’ambito dell’azionario globale. In un contesto nel quale può aver senso prendere in considerazione un ingresso graduale sui mercati.




(1) https://www.assiomforex.it/responsibility/sondaggio-storico

(2) https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/mercati-operatori-ottimisti-per-55-borse-su-nei-prossimi-6-mesi-assiom-forex-nRC_08012026_1548_500178119.html

(3) https://www.federalreserve.gov/newsevents/speech/powell20260111a.htm

(4) https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/fed-operatori-assiom-forex-prevedono-due-tagli-dei-tassi-nel-2026-nRC_08012026_1555_505165799.html

(5) https://it.finecobank.com/fineconomy/article/prepararsi-al-2026-il-2025-ha-premiato-calma-e-diversificazione/

(6) https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/spread-per-90-operatori-resta-sotto-100-punti-nel-prossimo-semestre-assiom-forex-nRC_08012026_1552_502128951.html


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