Market Recap Febbraio
Data pubblicazione: 17 marzo 2025
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Se dovessimo riassumere il mese appena trascorso in una parola, sarebbe incertezza. Mentre i mercati statunitensi rallentano, quelli europei hanno segnato nuovi record. Ma come visto, dietro a questa apparente tenuta finanziaria si nascondevano tensioni geopolitiche e dinamiche economiche in rapida evoluzione.
Cosa è accaduto sui mercati?
Mentre in Europa si discute di strategie a lungo termine, altrove si prendono decisioni che la riguardano direttamente. Nel mese di febbraio, Stati Uniti e Russia si sono incontrati a Riad per discutere una possibile fine del conflitto in Ucraina, escludendo sia l’Unione Europea che Kyiv.
Uno scenario impensabile fino a pochi mesi fa, ma oggi più plausibile: Washington potrebbe ridurre il proprio sostegno all’Ucraina e ridefinire i rapporti con Mosca, lasciando l’Europa con molte domande e poche risposte. Anche Mario Draghi ha avvertito che se l’UE non agirà come un’unica entità, rischia di diventare irrilevante nello scacchiere globale.
Eppure, guardando le borse, sembra che non ci sia nulla di cui preoccuparsi. Il DAX tedesco ha toccato nuovi massimi storici, mentre Piazza Affari è tornata ai livelli del 2008. Nel frattempo, l’oro ha sfiorato i 3.000 dollari l’oncia, segnalando che alcuni investitori stanno già cercando coperture contro potenziali rischi geopolitici.
Questo apparente disallineamento tra mercati e geopolitica può avere diverse spiegazioni. Da un lato, gli investitori sembrano scommettere su una soluzione diplomatica, anche se non favorevole per tutti. Dall’altro, la liquidità immessa negli ultimi anni e la prospettiva di un allentamento delle politiche monetarie continuano a sostenere le borse. Invece, se le tensioni dovessero aumentare, l’ottimismo potrebbe dissolversi rapidamente.
Gli Stati Uniti perdono appeal, l’Europa cresce
A sorpresa, i mercati sembrano guardare meno agli Stati Uniti e più all’Europa. Nonostante la guerra in Ucraina e l’incertezza sui dazi americani, le borse europee stanno sovraperformando l’S&P 500 da inizio anno, trainate in particolare dal settore della difesa. Negli Stati Uniti, invece, il vero motore dell’economia rimane il consumatore, con una spesa ancora solida nonostante i rialzi dei tassi e un mercato del lavoro resiliente. Ma l’inflazione torna a preoccupare: i dati di gennaio hanno sorpreso gli economisti con un +3 % su base annua e un’inflazione core al +3,3 %, oltre le attese.
Questo scenario complica la strategia della Federal Reserve, che ora dovrà decidere se cedere alle pressioni di Trump per un taglio aggressivo dei tassi. Il mercato al momento prevede un solo taglio nel 2025, forse a settembre, ma l’incertezza resta alta.
La corsa all’AI: opportunità o bolla?
Se c’è un settore che continua a catalizzare l’attenzione, è quello tecnologico. Le grandi aziende americane investiranno oltre 320 miliardi di dollari in AI nel 2025, con Amazon in testa con 100 miliardi. Dall’inizio dell’anno ha mostrato che non tutto è oro: il debutto del modello cinese DeepSeek R1 ha messo in difficoltà Google e OpenAI, dimostrando che è possibile sviluppare modelli competitivi a costi molto più bassi.
La domanda ora è: questi ingenti investimenti porteranno i ritorni sperati o stiamo assistendo a una nuova bolla tecnologica? Nvidia, nella sua ultima trimestrale, ha minimizzato i rischi, sottolineando che i nuovi modelli richiedono comunque enormi risorse computazionali.
Protezionismo USA: una nuova minaccia per l’Europa?
Febbraio è stato segnato anche dalle mosse protezionistiche di Washington. Dopo aver annunciato dazi del 25 % su Canada e Messico, l’amministrazione Trump ha fatto marcia indietro, sospendendoli per 30 giorni. Mentre i dazi contro la Cina sono entrati in vigore in misura inferiore rispetto al 60 % promesso in campagna elettorale. Pechino ha risposto con dazi su carbone, gas naturale e petrolio e ha avviato indagini antitrust contro Google e altre aziende americane.
Anche l’Europa potrebbe presto essere nel mirino di Trump, con nuove tariffe che potrebbero costare fino allo 0,3 % del PIL nei prossimi due anni. Le prossime settimane saranno decisive per capire se i mercati continueranno a ignorare le tensioni geopolitiche o se, improvvisamente, torneranno a fare i conti con la realtà.
Migliori e Peggiori indici di Febbraio
Nonostante l’incertezza, febbraio ha visto performance contrastanti tra i vari indici:
I migliori asset:
- FTSE MIB: +5,92 %
- Obbligazioni USA a lunga scadenza: +2,02 %
- Oro: +1,42 %
- Mercati emergenti: +0,80 % (CSI 300 cinese: +1,18 %)
- Materie prime (Bloomberg Commodity Index): +0,91 %
I peggiori asset:
- S&P 500: -2,73 %
- ETF sui mercati azionari globali: -1,49 %
- Mercati sviluppati: -1,75 %
- Bitcoin: -20,60 %
- Indice del Dollaro USA: -0,86 %
I settori Più e Meno performanti
Osservare i settori aiuta a comprendere le strategie degli investitori. A febbraio, cinque settori dell’S&P 500 hanno chiuso in positivo, tra cui: Real Estate (+3,98 %) Consumer Staples (+3,65 %). Dall’inizio dell’anno, il settore sanitario rimane il migliore. In Europa, invece, il comparto bancario ed energetico hanno trainato i rialzi.
Conclusioni
Il 2025 è appena iniziato, ma le incertezze abbondano. La resilienza dei mercati sembra scontrarsi con una realtà geopolitica complessa, dove le decisioni di Washington, Pechino e Mosca potrebbero ridefinire gli equilibri globali.
Resta da vedere se la fiducia degli investitori sarà rivitalizzata o se assisteremo al protrarsi della brusca correzione nei prossimi mesi.
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